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Il Funmbolismo di Andrea Loreni

Andrea Loreni, il funambolo che cammina sospeso sul mondo

Oggi, per la rubrica “Interviste itineranti” abbiamo con noi un ospite davvero molto speciale. Si chiama Andrea Loreni e di professione fa… il funambolo!
Con passo agile e felpato cammina su una fune sospesa nel vuoto per centinaia di metri, aiutato solo da un bastone per bilanciare l’equilibrio e il peso.
Ha girato il mondo, tenendo gli spettatori con il naso all’insù, creando ammirazione e stupore nei loro occhi mentre lo vedevano passeggiare con eleganza e scioltezza su un cavo spesso pochi millimetri.
È lo stesso stupore che ho provato anch’io vedendolo per la prima volta grazie alla sua intervista al programma “Kilimangiaro”, in onda ogni domenica su Rai 3.
Vi lascio quindi immaginare la mia emozione e la mia gioia quando, dopo averlo contattato, si è detto disponibile a fare un’intervista per Sempre pronta x partire!
In questo articolo andremo alla scoperta della sua incredibile carriera. Conosceremo la sua storia, com’è nata la passione per l’arte del funambolo e le sue performance in giro per il mondo!
Quindi zaino in spalla e… si parte!

Andrea Loreni
Andrea Loreni - Foto di Andrea Loreni

Funambolismo: cos'è e cosa vuol dire

Elisa: Partiamo dall’inizio. Che cosa vuol dire fare il funambolo?
Andrea: Vuol dire mettersi in cerca di una strada e accettare che questa strada possa essere pericolosa e rischiosa. È quindi un percorso che comporta dei rischi di cui bisogna farsi carico. Sono i “rischi del vivere” che affrontiamo tutti i giorni.
Non credo infatti che camminare su una fune sia più rischioso dei pericoli che si corrono nella vita di tutti i giorni. È solamente un po’ più esplicito.
Proprio perché sono consapevole dei rischi che le mie performance comportano, cerco di fare di tutto per essere sempre tecnicamente preparato e organizzato.
Naturalmente ci sono degli aspetti che non si possono prevedere a priori, ma sono le variabili che cerchiamo di affrontare ogni giorno.
Elisa: Il funambolo quindi non è solo una professione, ma un vero e proprio modo di agire e pensare. Uno stile di vita, insomma. A questo proposito, sono curiosa di sapere com’è iniziata la tua “attività” di funambolo? Da cosa è nata questa tua passione?
Andrea: È nata un po’ per caso perché fin da ragazzo amavo gli spettacoli di strada, l’attività di giocoleria con clavette e altre tecniche mutuate dal circo. Il funambolismo è arrivato subito dopo come naturale evoluzione.
Mi sono dedicato prima alla corda molle poi al cavo.
Poi, un giorno, mentre stavo lavorando sul cavo, un organizzatore di eventi mi ha chiesto se ero disponibile a fare anche lunghe traversate ad altezze elevate.
Questa nuova sfida mi interessava. Ho quindi iniziato un periodo di allenamento, durato circa un anno, per essere pronto a questa nuova performance.
Il mio è stato un percorso graduale, legato al continuo mettersi in gioco e alla ricerca del miglioramento continuo. Volevo provare a interpretare la stessa cosa, ma in un modo diverso.

Andrea Loreni durante una delle sue performance da funambolo - Foto di Andrea Loreni

Preparare una performance

Elisa: All’interno della puntata del Kilimangiaro ho visto che, durante le tue performance, in alcuni casi sei supportato dalla presenza di un cavo, legato alla fune principale. Puoi spiegarci come di solito prepari le tue traversate?

Andrea: Si, io lavoro sia con che senza sistema di sicurezza. Dipende molto dalle situazioni, dal tipo di installazioni e anche da fattori personali.

Andrea Loreni durante la traversata al tempio di Sogenji in Giappone - Foto di Andrea Loreni

L'esperienza in Giappone

Elisa: Quindi anche senza?! Complimenti davvero perché io avrei veramente paura! Durante le tue performance in giro per il mondo ho visto che hai avuto anche l’occasione di visitare alcuni posti stupendi! Fra questi anche uno che mi è rimasto nel cuore e di cui sono profondamente innamorata: il Giappone. Puoi raccontarci di questa esperienza?
Andrea: Il Giappone è stata per me una delle traversate più importanti. Sono stato nel 2017 al tempio di Sogenji a Okayama. Era un luogo che già conoscevo in quanto ci ero stato un paio di anni prima per approfondire e migliorare le mie pratiche di meditazione.
Ho avuto la possibilità di effettuare la traversata durante le celebrazioni del compleanno del Roshi, il maestro del tempio.
Come te, anch’io nutro un amore profondo per il Giappone.
Nel 2013 ci sono andato in viaggio di nozze e poi mi sono recato lì più volte anche dopo. Durante uno dei miei viaggi ho avuto la possibilità di parlare con il maestro del mio lavoro e lui mi aveva risposto che sarebbe stato bello organizzare una traversata proprio lì al tempio. Abbiamo quindi iniziato i preparativi!
Mi sono avvicinato alla cultura giapponese proprio grazie alla pratica zen, circa 13 anni fa, e sono anche gli stessi anni che io realizzo le mie performance sul cavo.
Quindi fare una traversata proprio in questo tempio è stato il connubio eccezionale fra queste due discipline, il loro punto di contatto.
La traversata di per sé non è stata molto lunga, ma è stata davvero emozionante in quanto era l’unione della mia pratica zen con le mie performance di funambolo, in un luogo meraviglioso che coniuga alla perfezione questi due aspetti. Era quindi molto toccante proprio per l’aspetto profondo della camminata.
Inoltre era molto bello anche tutto il clima che si era creato all’interno del tempio insieme alla mia famiglia, l’ufficio stampa e i cameramen.

Se vuoi conoscere il forte legame che lega il funambolismo alla pratica di meditazione zen, di cui parlava Andrea Loreni nell’intervista, allora non puoi perderti il suo libro che trovi qui di seguito!

Andrea Loreni Funambolismo e Meditazione
Il funambolismo e la meditazione - Foto di Andrea Loreni

Il funambolismo e la meditazione

Elisa: Hai parlato diverse volte del fatto che pratichi la meditazione. Puoi darci qualche informazione in più in merito?
Andrea: Si effettivamente le due pratiche, la meditazione e il funambolismo, hanno molti punti in comune. Il cavo, come la meditazione ti obbliga a una “presenza”, una sorta di “qui e ora”. Devi rimanere concentrato su quello che stai facendo, senza farti influenzare dai fattori esterni o senza permettere alla tua mente di vagare altrove.
Il concetto di “qui e ora” è importantissimo nella pratica zen e lo è ancora di più quando sei sul cavo. Mentre puoi lasciar perdere il concetto di “qui e ora” in altre situazioni quotidiane della tua vita, diventa invece fondamentale sulla fune perché naturalmente ne va della tua vita.
Per riuscire a fare questo è importante riuscire a controllare bene il proprio respiro e di conseguenza il proprio tono muscolare.
Quando abbiamo paura, il nostro respiro rischia di non essere correttamente controllato e questo è quello che ci può far fare degli errori. Quando mi esercito sia sul cavo che fuori dal cavo, è quindi fondamentale cercare di controllare la respirazione perché in questo modo posso essere al 100% delle mie prestazioni ed evitare situazioni di panico.
Elisa: Nel momento in cui dovresti in teoria essere più tranquillo e concentrato (perché ne avresti naturalmente più bisogno), corri il rischio di fare degli errori proprio a causa della paura. Attraverso la respirazione cerchi quindi di tenerla il più sotto controllo possibile.
Andrea: Esattamente.

Andrea Loreni il funambolo
Sospeso sul mondo - Foto di Andrea Loreni

Performance in giro per il mondo

Elisa: Oltre al Giappone, quali sono stati altri posti che ti sono piaciuti particolarmente per la realizzazione delle tue esibizioni?
Andrea: L’altro grande evento che porto sempre con me, è la traversata di Pennabilli, un paese nell’entroterra riminese, dove ogni anno viene organizzato un festival del circo e degli artisti di strada, chiamato “Artisti in Piazza”.
Nel 2011 ho fatto la traversata tra il colle di Penna e il colle di Billi per una lunghezza di 250 metri e un’altezza di 90. È stata una traversata un po’ diversa e quindi una sorta di “prima vera volta”.
Ho dovuto imparare cose nuove legati agli aspetti tecnici e al montaggio delle attrezzature per poter realizzare la traversata. È stata un’intensa settimana di lavoro da parte mia e di tutta la mia squadra.
Elisa: Proprio per quanto riguarda la preparazione, quanto tempo ci vuole mediamente per organizzare una delle tue performance sia a livello di allestimento sia a livello personale?
Andrea: Dipende molto da performance a performance. Ad esempio quella di Pennabilli ha richiesto parecchio tempo (da aprile 2010 a giugno 2011) in quanto si trattava di una traversata particolare. Generalmente però ci vuole molto meno.
Io sul cavo mi alleno poco perché la tecnica l’ho appresa quindi è più importante fare tutta una serie di esercizi come la meditazione e il controllo della respirazione che possono essere fatti anche senza salire direttamente sulla fune. Per quanto riguarda l’allestimento, solitamente ci vogliono dai 3 ai 5 giorni, ma naturalmente ogni traversata è a sé, quindi le tempistiche possono essere diverse.
Elisa: Durante l’intervista al Kilimangiaro, hai citato alcuni luoghi particolari dove hai fatto delle performance incredibili. Fra queste ricordo anche Pinerolo, in provincia di Torino. Io sono di parte perché abito lì vicino, però la performance fatta qui è stata davvero unica nel suo genere! Puoi raccontarci bene perché?
Andrea: Si, ho fatto una traversata a Pinerolo sopra a Rocca Sbarua, una zona perfetta per le arrampicate. È stata molto particolare in quanto una delle traversate più alte che io abbia mai fatto fino ad ora.
Qualche giorno prima della performance, siamo saliti insieme ai ragazzi del mio staff e tutta l’attrezzatura, nel Rifugio Melano Casa Canada. Come in Giappone, è stato un progetto che ho sviluppato completamente da solo, senza sponsor. Inoltre c’è stato un bellissimo coinvolgimento da parte delle persone che ci hanno aiutato nella realizzazione del progetto.

Andrea Loreni a Torino - Foto di Andrea Loreni

Progetti futuri

Elisa: Bene, a questo punto, dopo aver fatto con te una panoramica sulle tue performance passate più importanti, non mi rimane che chiederti quali saranno i tuoi prossimi progetti…
Andrea: Per il 2020 ho un progetto europeo molto importante chiamato Wires Crossed. Si terrà a Galway, in Irlanda, eletta Capitale Europea della Cultura 2020.
La performance prevede la presenza di 400 funamboli da tutta Europa per un totale di 30 ore di traversata. L’attività è aperta sia ai funamboli professionisti, sia a coloro che si vogliono avvicinare a questa disciplina e non hanno mai provato prima. I neofiti verranno formati mesi prima dell’esibizione. Ho iniziato i primi corsi a Bruxelles e a Galway e dall’inizio del prossimo anno curerò anche la formazione di Torino.
I corsi sono aperti a tutti perché l’idea è che tutti possono praticare il funambolismo e grazie ad esso possono crescere e sentirsi meglio anche a livello personale.
Elisa: Credo che ad oggi non esista niente del genere in Italia. Corretto?
Andrea: No, infatti. Non esiste né una scuola né un centro specializzato. Sono presenti delle scuole circensi, di cui una a Grugliasco e una a Torino (io ora sto collaborando con quest’ultima per il progetto di Galway), ma non è presente una struttura specifica per il funambolismo.
La formazione per Galway si terrà a Torino e poi ci sposteremo a Bruxelles.
Elisa: Perfetto! Quindi l’appuntamento è per il prossimo anno a Galway e prima ancora a Torino per i corsi di funambolismo!

Se vuoi conoscere il forte legame che lega il funambolismo alla pratica di meditazione zen, di cui parlava Andrea Loreni nell’intervista, allora non puoi perderti il suo libro che trovi qui di seguito!

Elisa Mout

Elisa Mout

Sono Elisa, ho 32 anni e due grandi passioni: viaggiare e leggere libri!
Mi piace girare il mondo e scoprire cosa si cela dietro a ogni luogo: la sua storia, i suoi aneddoti e le sue leggende!

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Il Funmbolismo di Andrea Loreni

Andrea Loreni, il funambolo che cammina sospeso sul mondo

Oggi, per la rubrica “Interviste itineranti” abbiamo con noi un ospite davvero molto speciale. Si chiama Andrea Loreni e di professione fa… il funambolo!
Con passo agile e felpato cammina su una fune sospesa nel vuoto per centinaia di metri, aiutato solo da un bastone per bilanciare l’equilibrio e il peso.
Ha girato il mondo, tenendo gli spettatori con il naso all’insù, creando ammirazione e stupore nei loro occhi mentre lo vedevano passeggiare con eleganza e scioltezza su un cavo spesso pochi millimetri.
È lo stesso stupore che ho provato anch’io vedendolo per la prima volta grazie alla sua intervista al programma “Kilimangiaro”, in onda ogni domenica su Rai 3.
Vi lascio quindi immaginare la mia emozione e la mia gioia quando, dopo averlo contattato, si è detto disponibile a fare un’intervista per Sempre pronta x partire!
In questo articolo andremo alla scoperta della sua incredibile carriera. Conosceremo la sua storia, com’è nata la passione per l’arte del funambolo e le sue performance in giro per il mondo!
Quindi zaino in spalla e… si parte!

Andrea Loreni
Andrea Loreni - Foto di Andrea Loreni

Funambolismo: cos'è e cosa vuol dire

Elisa: Partiamo dall’inizio. Che cosa vuol dire fare il funambolo?
Andrea: Vuol dire mettersi in cerca di una strada e accettare che questa strada possa essere pericolosa e rischiosa. È quindi un percorso che comporta dei rischi di cui bisogna farsi carico. Sono i “rischi del vivere” che affrontiamo tutti i giorni.
Non credo infatti che camminare su una fune sia più rischioso dei pericoli che si corrono nella vita di tutti i giorni. È solamente un po’ più esplicito.
Proprio perché sono consapevole dei rischi che le mie performance comportano, cerco di fare di tutto per essere sempre tecnicamente preparato e organizzato.
Naturalmente ci sono degli aspetti che non si possono prevedere a priori, ma sono le variabili che cerchiamo di affrontare ogni giorno.
Elisa: Il funambolo quindi non è solo una professione, ma un vero e proprio modo di agire e pensare. Uno stile di vita, insomma. A questo proposito, sono curiosa di sapere com’è iniziata la tua “attività” di funambolo? Da cosa è nata questa tua passione?
Andrea: È nata un po’ per caso perché fin da ragazzo amavo gli spettacoli di strada, l’attività di giocoleria con clavette e altre tecniche mutuate dal circo. Il funambolismo è arrivato subito dopo come naturale evoluzione.
Mi sono dedicato prima alla corda molle poi al cavo.
Poi, un giorno, mentre stavo lavorando sul cavo, un organizzatore di eventi mi ha chiesto se ero disponibile a fare anche lunghe traversate ad altezze elevate.
Questa nuova sfida mi interessava. Ho quindi iniziato un periodo di allenamento, durato circa un anno, per essere pronto a questa nuova performance.
Il mio è stato un percorso graduale, legato al continuo mettersi in gioco e alla ricerca del miglioramento continuo. Volevo provare a interpretare la stessa cosa, ma in un modo diverso.

Se vuoi conoscere il forte legame che lega il funambolismo alla pratica di meditazione zen, di cui parlava Andrea Loreni nell’intervista, allora non puoi perderti il suo libro che trovi qui di seguito!

Andrea Loreni durante una delle sue performance da funambolo - Foto di Andrea Loreni

Preparare una performance

Elisa: All’interno della puntata del Kilimangiaro ho visto che, durante le tue performance, in alcuni casi sei supportato dalla presenza di un cavo, legato alla fune principale. Puoi spiegarci come di solito prepari le tue traversate?

Andrea: Si, io lavoro sia con che senza sistema di sicurezza. Dipende molto dalle situazioni, dal tipo di installazioni e anche da fattori personali.

Andrea Loreni durante la traversata al tempio di Sogenji in Giappone - Foto di Andrea Loreni

L'esperienza in Giappone

Elisa: Quindi anche senza?! Complimenti davvero perché io avrei veramente paura! Durante le tue performance in giro per il mondo ho visto che hai avuto anche l’occasione di visitare alcuni posti stupendi! Fra questi anche uno che mi è rimasto nel cuore e di cui sono profondamente innamorata: il Giappone. Puoi raccontarci di questa esperienza?
Andrea: Il Giappone è stata per me una delle traversate più importanti. Sono stato nel 2017 al tempio di Sogenji a Okayama. Era un luogo che già conoscevo in quanto ci ero stato un paio di anni prima per approfondire e migliorare le mie pratiche di meditazione.
Ho avuto la possibilità di effettuare la traversata durante le celebrazioni del compleanno del Roshi, il maestro del tempio.
Come te, anch’io nutro un amore profondo per il Giappone.
Nel 2013 ci sono andato in viaggio di nozze e poi mi sono recato lì più volte anche dopo. Durante uno dei miei viaggi ho avuto la possibilità di parlare con il maestro del mio lavoro e lui mi aveva risposto che sarebbe stato bello organizzare una traversata proprio lì al tempio. Abbiamo quindi iniziato i preparativi!
Mi sono avvicinato alla cultura giapponese proprio grazie alla pratica zen, circa 13 anni fa, e sono anche gli stessi anni che io realizzo le mie performance sul cavo.
Quindi fare una traversata proprio in questo tempio è stato il connubio eccezionale fra queste due discipline, il loro punto di contatto.
La traversata di per sé non è stata molto lunga, ma è stata davvero emozionante in quanto era l’unione della mia pratica zen con le mie performance di funambolo, in un luogo meraviglioso che coniuga alla perfezione questi due aspetti. Era quindi molto toccante proprio per l’aspetto profondo della camminata.
Inoltre era molto bello anche tutto il clima che si era creato all’interno del tempio insieme alla mia famiglia, l’ufficio stampa e i cameramen.

Andrea Loreni Funambolismo e Meditazione
Il funambolismo e la meditazione - Foto di Andrea Loreni

Il funambolismo e la meditazione

Elisa: Hai parlato diverse volte del fatto che pratichi la meditazione. Puoi darci qualche informazione in più in merito?
Andrea: Si effettivamente le due pratiche, la meditazione e il funambolismo, hanno molti punti in comune. Il cavo, come la meditazione ti obbliga a una “presenza”, una sorta di “qui e ora”. Devi rimanere concentrato su quello che stai facendo, senza farti influenzare dai fattori esterni o senza permettere alla tua mente di vagare altrove.
Il concetto di “qui e ora” è importantissimo nella pratica zen e lo è ancora di più quando sei sul cavo. Mentre puoi lasciar perdere il concetto di “qui e ora” in altre situazioni quotidiane della tua vita, diventa invece fondamentale sulla fune perché naturalmente ne va della tua vita.
Per riuscire a fare questo è importante riuscire a controllare bene il proprio respiro e di conseguenza il proprio tono muscolare.
Quando abbiamo paura, il nostro respiro rischia di non essere correttamente controllato e questo è quello che ci può far fare degli errori. Quando mi esercito sia sul cavo che fuori dal cavo, è quindi fondamentale cercare di controllare la respirazione perché in questo modo posso essere al 100% delle mie prestazioni ed evitare situazioni di panico.
Elisa: Nel momento in cui dovresti in teoria essere più tranquillo e concentrato (perché ne avresti naturalmente più bisogno), corri il rischio di fare degli errori proprio a causa della paura. Attraverso la respirazione cerchi quindi di tenerla il più sotto controllo possibile.
Andrea: Esattamente.

Andrea Loreni il funambolo
Sospeso sul mondo - Foto di Andrea Loreni

Performance in giro per il mondo

Elisa: Oltre al Giappone, quali sono stati altri posti che ti sono piaciuti particolarmente per la realizzazione delle tue esibizioni?
Andrea: L’altro grande evento che porto sempre con me, è la traversata di Pennabilli, un paese nell’entroterra riminese, dove ogni anno viene organizzato un festival del circo e degli artisti di strada, chiamato “Artisti in Piazza”.
Nel 2011 ho fatto la traversata tra il colle di Penna e il colle di Billi per una lunghezza di 250 metri e un’altezza di 90. È stata una traversata un po’ diversa e quindi una sorta di “prima vera volta”.
Ho dovuto imparare cose nuove legati agli aspetti tecnici e al montaggio delle attrezzature per poter realizzare la traversata. È stata un’intensa settimana di lavoro da parte mia e di tutta la mia squadra.
Elisa: Proprio per quanto riguarda la preparazione, quanto tempo ci vuole mediamente per organizzare una delle tue performance sia a livello di allestimento sia a livello personale?
Andrea: Dipende molto da performance a performance. Ad esempio quella di Pennabilli ha richiesto parecchio tempo (da aprile 2010 a giugno 2011) in quanto si trattava di una traversata particolare. Generalmente però ci vuole molto meno.
Io sul cavo mi alleno poco perché la tecnica l’ho appresa quindi è più importante fare tutta una serie di esercizi come la meditazione e il controllo della respirazione che possono essere fatti anche senza salire direttamente sulla fune. Per quanto riguarda l’allestimento, solitamente ci vogliono dai 3 ai 5 giorni, ma naturalmente ogni traversata è a sé, quindi le tempistiche possono essere diverse.
Elisa: Durante l’intervista al Kilimangiaro, hai citato alcuni luoghi particolari dove hai fatto delle performance incredibili. Fra queste ricordo anche Pinerolo, in provincia di Torino. Io sono di parte perché abito lì vicino, però la performance fatta qui è stata davvero unica nel suo genere! Puoi raccontarci bene perché?
Andrea: Si, ho fatto una traversata a Pinerolo sopra a Rocca Sbarua, una zona perfetta per le arrampicate. È stata molto particolare in quanto una delle traversate più alte che io abbia mai fatto fino ad ora.
Qualche giorno prima della performance, siamo saliti insieme ai ragazzi del mio staff e tutta l’attrezzatura, nel Rifugio Melano Casa Canada. Come in Giappone, è stato un progetto che ho sviluppato completamente da solo, senza sponsor. Inoltre c’è stato un bellissimo coinvolgimento da parte delle persone che ci hanno aiutato nella realizzazione del progetto.

Andrea Loreni a Torino - Foto di Andrea Loreni

Progetti futuri

Elisa: Bene, a questo punto, dopo aver fatto con te una panoramica sulle tue performance passate più importanti, non mi rimane che chiederti quali saranno i tuoi prossimi progetti…
Andrea: Per il 2020 ho un progetto europeo molto importante chiamato Wires Crossed. Si terrà a Galway, in Irlanda, eletta Capitale Europea della Cultura 2020.
La performance prevede la presenza di 400 funamboli da tutta Europa per un totale di 30 ore di traversata. L’attività è aperta sia ai funamboli professionisti, sia a coloro che si vogliono avvicinare a questa disciplina e non hanno mai provato prima. I neofiti verranno formati mesi prima dell’esibizione. Ho iniziato i primi corsi a Bruxelles e a Galway e dall’inizio del prossimo anno curerò anche la formazione di Torino.
I corsi sono aperti a tutti perché l’idea è che tutti possono praticare il funambolismo e grazie ad esso possono crescere e sentirsi meglio anche a livello personale.
Elisa: Credo che ad oggi non esista niente del genere in Italia. Corretto?
Andrea: No, infatti. Non esiste né una scuola né un centro specializzato. Sono presenti delle scuole circensi, di cui una a Grugliasco e una a Torino (io ora sto collaborando con quest’ultima per il progetto di Galway), ma non è presente una struttura specifica per il funambolismo.
La formazione per Galway si terrà a Torino e poi ci sposteremo a Bruxelles.
Elisa: Perfetto! Quindi l’appuntamento è per il prossimo anno a Galway e prima ancora a Torino per i corsi di funambolismo!

Se vuoi conoscere il forte legame che lega il funambolismo alla pratica di meditazione zen, di cui parlava Andrea Loreni nell’intervista, allora non puoi perderti il suo libro che trovi qui di seguito!

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Elisa Mout

Elisa Mout

Sono Elisa, ho 32 anni e due grandi passioni: viaggiare e leggere libri!
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